Human Health Implications of Organic food and Organic agriculture

Human Health Implications of Organic food and Organic agriculture

Nel Dicembre 2017 il Servizio di ricerca del Parlamento Europeo ha pubblicato uno studio intitolato “Human Health
Implications of Organic food and Organic agriculture”, al fine di valutare gli effetti che l’agricoltura e il consumo di prodotti alimentari biologici hanno sulla salute dell’uomo.

http://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2016/581922/EPRS_STU(2016)581922_EN.pdf

1.Introduzione:

Nel dicembre 2016 l’EPRS, il Servizio di Ricerca del Parlamento Europeo, ha pubblicato uno studio intitolato “Human Health Implication of Organic food and Organic agricolture”. Il documento esamina l’attuale evidenza scientifica al fine di valutare l’impatto che l’agricoltura biologica e un regime alimentare basato su prodotti da essa derivati hanno sulla salute dell’uomo. Il Parlamento Europeo ha voluto approfondire direttamente la questione poiché non si tratta soltanto di sentenziare quale tipologia di alimenti fosse migliore per il consumatore ma il tema va molto più nello specifico. Lo scopo del documento è compiere previsioni a medio-lungo termine sull’impatto che i differenti sistemi di gestione agricola hanno sulla salute dell’uomo, sul benessere degli animali, sulla sicurezza alimentare e infine sulla sostenibilità ambientale. Con il termine agricoltura convenzionale s’intende un sistema di gestione agricolo intensivo che fa uso di elevate quantità di input di sintesi chimica, al fine di massimizzare le produzioni animali e vegetali. L’agricoltura biologica è invece quel sistema agricolo che, in linea con le normative Europee, elimina l’uso di prodotti chimici a favore di input naturali per non alterare gli equilibri ambientali, economici e sociali. Preferire prodotti biologici non è soltanto “una scelta di scaffale” ma è un vero e proprio modo di vivere: i consumatori che acquistano alimenti biologici associano a questa tipologia di prodotti uno stile di vita più sano e sostenibile. Sono, infatti, disposti e consapevoli di pagare un prezzo più elevato perché non stanno solamente remunerando il lavoro di produzione primaria, ma stanno ripagando anche dei valori etici aggiuntivi. Il prezzo comprende aspetti difficili da quantizzare con i mezzi attualmente disponibili: spesso non sono presi in considerazione valori come la protezione e il rispetto dell’ambiente, il benessere animale, il commercio equo e solidale e la sicurezza alimentare (la quale fa riferimento sia alla food-security sia alla food-safety). Tutti gli aspetti appena citati giustificano il “plus di prezzo” che differenzia i prodotti biologici da quelli convenzionali. Le realtà che si affacciano nel mondo del biologico dovrebbero avere come prerogativa di base un sistema di gestione sostenibile, ove per sostenibilità s’intende un concetto poliedrico che racchiude l’ambiente, l’economia, la società e la nutrizione. La preferenza dei prodotti biologici si ripercuote anche nelle abitudini dei consumatori, questi ultimi hanno un atteggiamento “pro attivo”, sono attenti ed informati su ciò che mangiano, consumano quantità significativamente più elevate di frutta, verdura, cereali integrali o fibre alimentari, legumi e introducono dosi minori di prodotti carnei lavorati o confezionati rispetto ai consumatori più tradizionalisti. Poiché le scelte alimentari appena citate sono strettamente in linea con i modelli di diete sane ed equilibrate proposte dalle istituzioni, é volontà dell’Unione Europea promuovere e sviluppare sistemi agroalimentari sostenibili, in cui il focus principale non riguarda le mere produzioni (intese come rese finali) ma acquisiscono importanza i concetti di filiera, cooperazione e aggregazione tra gli operatori del settore alimentare. Sviluppare sistemi alimentari sostenibili significa avere un occhio di riguardo per le generazioni future, con lo scopo di assicurare loro lo stesso grado di accessibilità alle risorse di cui oggi disponiamo. In conclusione, il termine dieta sostenibile riassume i seguenti concetti: basso impatto ambientale, adeguata nutrizione umana e sicurezza alimentare. Lo scopo è proteggere e rispettare la diversità e l’ecosistema per produrre alimenti che risultino accessibili, abbordabili, nutrizionalmente adeguati, sicuri e sani per l’uomo. Vale a dire produrre utilizzando in maniera efficiente le risorse naturali e umane ad oggi disponibili.

2. Sistema produttivo e qualità dei prodotti di origine vegetale:

Nel corso degli anni sono stati condotti molti studi sulla comparazione delle proprietà contenute nei prodotti derivati da un regime agricolo biologico e convenzionale. I risultati mostrano che nella maggior parte dei casi, vi sono differenze nella composizione dei prodotti.

Gli studi sui prodotti di origine vegetale si focalizzano solitamente sui seguenti elementi: l’Azoto e il Fosforo, le vitamine, i sali minerali, i composti fenolici e i metalli tossici. La letteratura scientifica mette in luce che l’agricoltura biologica dà prodotti con un contenuto minore di Azoto (-10%) e maggiore di Fosforo (+8%) rispetto all’agricoltura convenzionale. La plausibilità di quanto detto è da ricercare nel diverso modo di fertilizzazione e concimazione che influenza la composizione della pianta. Per quanto riguarda le vitamine, il focus è sempre rivolto alla vitamina C, la quale, risulta essere più elevata del 6% nei prodotti biologici. Situazione simile si osserva per il β-carotene e l’α-tocoferolo precursori rispettivamente della vitamina A ed E. Non ci sono invece differenze significative tra i sali minerali: la quantità di Rame, Zinco, Calcio, Ferro e Magnesio non è influenzata dal metodo di produzione. Il gruppo di composti fenolici è formato da centinaia di elementi, nonostante non siano essenziali per l’uomo, sono spesso argomento di studio perché hanno effetti positivi sulla salute. I composti fenolici risultano essere di circa il 20% superiori negli alimenti biologici rispetto a quelli convenzionali e allo stesso tempo, a parità di quantità, i fenoli derivati da coltivazioni in metodo biologico hanno attività antiossidante maggiore (+17%) rispetto a quelli contenuti in prodotti convenzionali. A questa categoria di composti è attribuita la funzione anti-ossidante, dimostrandosi utili nella protezione dai radicali liberi e dall’ossidazione cellulare, nella prevenzione delle malattie non trasmissibili (come il diabete) e hanno effetto positivo nei confronti del sistema cardiovascolare. Infine, per quanto riguarda i metalli tossici, l’elemento costantemente controllato è il Cadmio, sostanza cancerogena che favorisce la demineralizzazione delle ossa. La quantità di Cadmio è maggiore nei fertilizzanti chimici, di conseguenza, la presenza di quest’ultimo è più elevata del 30% nei prodotti convenzionali rispetto a quelli biologici. Il fatto preoccupante è che, in riferimento a questo metallo tossico, la legge non prevede un limite legale da rispettare negli input di sintesi utilizzati in agricoltura. In merito altri metalli tossici come il Piombo, il Mercurio e l’Arsenico, molti studi evidenziano che non ci sono differenze significative negli alimenti ottenuti con diversi metodi produttivi. L’Uranio, invece, è minore nei prodotti biologici poiché essendo un contaminante dei fertilizzanti azotati, si deposita nel terreno e successivamente viene assorbito dalla pianta. Quando si parla di benefici degli alimenti biologici sulla salute dell’uomo, va effettuata una riflessione sul fatto che questi casi studio sono carenti in alcuni aspetti: i prodotti si analizzano singolarmente e mai inseriti in una “dieta tipo”. Allo stesso tempo non è considerato il metodo di preparazione degli alimenti, il tempo e le modalità di cottura. Per questo motivo i benefici reali potrebbero discostarsi in maniera più o meno rilevante dai risultati ottenuti dagli esperimenti effettuati in laboratorio. Crescente è la necessità di condurre studi più specifici sugli effetti reali che le differenze compositive dei prodotti hanno sulla salute dell’uomo, prendendo in considerazione una gamma di vasta di fattori, così come tutte le fasce di età e le categorie di soggetti (bambini, anziani, donne in stato di gravidanza, malati e soggetti sani).

3. Sistema produttivo e qualità dei prodotti di origine animale:

Da un confronto sui prodotti di origine animale derivati da allevamenti in regime biologico o convenzionale, si evince che il latte, le uova e la carne biologica hanno un maggiore contenuto di acidi grassi Omega-3 rispetto ad allevamenti intensivi: un contenuto maggiore del 56%, 15% e 47% di Omega-3 è stato registrato per latte, uova e carne Bio. Gli Omega-3 svolgono un’importante attività antinfiammatoria e riducono il rischio di malattie cardiovascolari, invece, è ancora in fase di studio la possibile correlazione positiva tra questi ultimi e la prevenzione delle allergie nei bambini. Gli studi sono stati condotti in diversi paesi e in diversi periodi dell’anno, al fine di ottenere risultati veritieri, riproducibili ed affidabili. La motivazione di questa differenza compositiva sta nel fatto che gli animali allevati in regime biologico sono liberi di pascolare, assumendo così una maggiore quantità di foraggio ed erba fresca; caratterizzati da un maggiore contenuto di Omega-3 rispetto ai mangimi o ai preparati alimentari consumanti negli allevamenti intensivi. Gli Omega-3 sono acidi grassi essenziali per l’uomo, ciò significa che il loro apporto deve provenire solo mediante la dieta, poiché l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli. Da quanto detto si evince l’importanza di un’assunzione giornaliera che sia idonea e costante. Nonostante la maggior parte della popolazione Europea assuma una quantità superiore di Omega-3 rispetto a quella necessaria, ci sono ancora regioni geografiche in cui l’introduzione giornaliera non raggiunge la soglia minima sufficiente per il benessere e la salute dell’uomo. Per rimediare a queste carenze nutrizionali, basterebbe rimpiazzare il latte e le uova convenzionali con i rispettivi prodotti biologici: si andrebbe ad aumentare l’apporto di acidi grassi essenziali del 4%, se la sostituzione si allargasse anche alla carne biologica allora la percentuale salirebbe di un ulteriore 6%. Per quanto riguarda il benessere degli animali stessi, è stato dimostrato che a seguito di un’adeguata alimentazione biologica, vi è un conseguente aumento della fertilità e un sistema immunitario più resiliente agli stress. I risultati derivano da studi condotti su un numero ristretto di capi, di specie ben precise e con specifiche abitudini giornaliere, per tale motivo sono necessari studi più approfonditi sulla questione.

4. Rischi chimici:

4.1 I Pesticidi:

Fino ad ora sono state evidenziate delle differenze compositive dei prodotti di origine animale e vegetale ottenuti da diversi metodi produttivi. Va sottolineato che l’attuale letteratura scientifica non supporta eventuali “effetti curativi” che l’agricoltura biologica ha sulla salute dell’uomo, per fare ciò sono necessari studi che andrebbero ad approfondire la questione. Al metodo biologico è invece attribuito l’aspetto estremamente positivo di minimizzazione dei danni da pesticidi, sia per l’uomo sia per l’ambiente. Attualmente sono 389 le sostanze ammesse come pesticidi in agricoltura convenzionale nell’Unione Europea, tra queste 102 hanno tossicità acuta per l’uomo, 28 hanno azione cancerogena, 49 non hanno tossicità esplicita, 28 sono tossiche per le cellule riproduttive e 2 causano mutazioni delle cellule germinali. In agricoltura biologica, invece, le sostanze chimiche consentite sono soltanto 35 delle 389 totali e sono state selezionate con criteri ben specifici: si ammettono pesticidi se non sono strettamente correlati ad una tipologia di tossicità, se fanno parte della vita quotidiana o sono nutrienti dell’uomo (bicarbonato di potassio e olio di colza) o se sono utilizzati in alcune trappole per insetti e non entrano in contatto diretto con le piante e/o con il suolo. Dal 2014 l’Unione Europea, al fine di tutelare la salute dei consumatori, dei lavoratori e l’ambiente ha stabilito che devono essere limitati i pesticidi a favore di tecniche alternative di lotta agli infestanti. Molto valida è la lotta integrata (IPM – Integrated Pest Management) che intende trattare in maniera preventiva il problema in modo non chimico, piuttosto che agire in maniera più incisiva in seguito; l’IPM tratta rischi potenziali così da non farli trasformare in rischi reali. I pesticidi sono un pericolo per l’uomo se si considera che egli vi è sempre in stretto contatto mediante differenti tipologie di esposizione: per via professionale, ambientale e residenziale, non sono da sottovalutare l’assunzione di cibo ed acqua contenente pesticidi e il fenomeno della deriva ovvero il trasporto di queste sostanze mediante agenti atmosferici. Sebbene l’esposizione possa provenire da molte fonti, i cibi rappresentano la principale causa di assunzione di pesticidi.

Teoricamente il problema dei cibi contaminati non dovrebbe sussistere poiché l’EFSA (European Food Safety Authority) stabilisce di tanto in tanto i limiti massimi residuali – LMR (in inglese MRL Maximum Residue Level) da rispettare. Nonostante la legge, l’ultimo rapporto EFSA sui pesticidi presenti negli alimenti mostra come nel 44,4% dei prodotti convenzionali analizzati fossero presenti pesticidi, di questi il 2,7% superassero i limiti massimi previsti dalla legge. Lo stesso report evidenziava che tra i prodotti biologici, nel 15,5% fossero presenti pesticidi e solo lo 0,8% in quantità superiori ai MRL. Si fa molta attenzione agli input di sintesi chimica usati in agricoltura poiché comprendono un’elevata varietà di sostanze bioattive, molte delle quali hanno azione neurotossica, interferiscono con i segnali endocrini, sono cancerogene o risultano tossiche per la popolazione. L’esposizione occupazionale è stata correlata con un maggiore rischio di insorgenza del Parkinson, del diabete di tipo 2 e di alcune tipologie di cancro (Non-hodgking lynphoma). Posizione ancora più preoccupante è ricoperta dai neonati: fatale per questi ultimi potrebbe essere l’esposizione ai pesticidi della mamma in stato di gravidanza. Il nascituro sarà più esposto a ischemie infantili, linfomi, disordini endocrini e problemi nello sviluppo cerebrale. Esposizioni anche per tempi brevi, nelle prime settimane di gravidanza, possono provocare ripercussioni gravi nella crescita del bambino, deficit cognitivi e ritardi nello sviluppo sessuale. Purtroppo si ritiene che questi dati non andranno migliorando con il passare del tempo, poiché non è detto che futuri studi non dimostrino che gli attuali MRL siano troppo elevati o emergano nuove sostanze tossiche. I limiti massimi residuali previsti dalla legge sono un argomento sottoposto a molte critiche nel mondo scientifico per varie ragioni. I test per arrivare alla definizione della soglia di accettabilità sono effettuati sugli animali, i quali vivono in ambiente asettico e successivamente i risultati vengono adattati all’uomo. E’ plausibile pensare che una sostanza possa avere un effetto differente su un animale piuttosto che sull’uomo. Non va tralasciato inoltre il fatto che l’uomo è esposto continuamente a centinaia di fattori in maniera contemporanea, negli studi non è mai considerata la variante multifattoriale che aggrava ulteriormente la situazione. Un’altra criticità trova fondamento sul fatto che le categorie maggiormente a rischio come i bambini, gli anziani, le donne in stato di gravidanza e i malati non sono presi in considerazione nel momento di definizione dei limiti massimi di legge. Questi ultimi avendo sistemi immunitari compromessi rispetto ai soggetti sani, avranno ripercussioni molto più gravi sulla loro salute a parità di esposizione. Una valida alternativa per la riduzione dell’esposizione ai pesticidi è l’agricoltura biologica. Il divieto di utilizzo della maggior parte delle sostanze chimiche nelle fasi produttive e la conseguente necessità di sviluppo di tecniche di lotta differenti (non chimiche), fanno si che l’esposizione al rischio chimico sia altamente ridotto.

4.2 Gli Antibiotici:

I pesticidi rappresentano un problema rilevante per l’agricoltura convenzionale, anche se un’altra questione emergente riguarda gli allevamenti in modalità intensiva. Negli allevamenti di bestiame convenzionali, gli animali fanno uso di grandi quantità di antibiotici: nel 2012 in Europa 8 milioni di kilogrammi furono destinati agli animali mentre 3,4 milioni di Kg alla cura delle malattie dell’uomo . L’abuso di queste sostanze preoccupa il mondo scientifico, in quanto, il rischio è che gli animali possano sviluppare geni resistenti agli antibiotici che poi vengano trasmessi all’uomo mediante il consumo della carne o dei loro prodotti derivati. Ciò andrebbe a ridurre drasticamente l’efficienza dei trattamenti antibiotici per la cura delle malattie dell’uomo.
Il sistema biologico limita e diminuisce la prevalenza della resistenza agli antibiotici: nonostante gli allevamenti biologici siano caratterizzati da tempi di crescita più lunghi e produzioni ridotte rispetto agli allevamenti convenzionali, la “perdita economica” nel breve periodo provoca un guadagno a medio-lungo termine in salute dell’uomo, rispetto dell’ambiente e qualità degli alimenti.
Prevenire le malattie mediante antibiotici è vietato nel metodo biologico, si cerca piuttosto di non farle sviluppare adottando misure di gestione aziendali precauzionali, come ad esempio la massimizzazione delle azioni igieniche e la diminuzione della densità del bestiame nelle stalle. Essendo minimo l’uso degli antibiotici, minore sarà il rischio per l’uomo di acquisire geni resistenti alle sostanze antibiotiche con il consumo di carne biologica.

5. Conclusioni:

A seguito della pubblicazione dello studio “Human Health of Organic food and Organic Agricolture”, il Parlamento Europeo si trova ad avere varie opzioni politiche da poter seguire: nessuna azione, perseguire ed intensificare le politiche europee per la sicurezza alimentare, supportare l’agricoltura biologica mediante investimenti in ricerca, sviluppo, innovazione ed implementazione, migliorare il contesto imprenditoriale dell’agricoltura biologica mediante misure fiscali ed infine supportare modelli di consumo alimentare sostenibile. La condizione attuale che caratterizza la nostra area geografica, mette in luce la seguente situazione: nonostante i vari Stati abbiano adottato delle misure politiche nei confronti dei pesticidi, non sembrano esserci segnali di diminuzione dell’uso di questi ultimi in Europa; inoltre, il fenomeno dell’antibiotico resistenza rappresenta un problema in crescita per la salute pubblica così come i metalli tossici, i quali stanno mettendo a rischio il benessere dell’uomo delle attuali e future generazioni.
L’agricoltura biologica e gli alimenti da essa derivati possono alleviare il peso dei fattori che gravano sulla salute pubblica.
Sulla base delle opzioni politiche sopra elencate, se l’Unione Europea decidesse di non prendere provvedimenti in questo ambito, andrebbe persa la preziosa occasione di risolvere o migliorare gli attuali problemi. Significherebbe non garantire alle future generazioni una vita sana e un libero accesso alle risorse che l’ecosistema ci offre. Una valida alternativa da intraprendere è quella di battersi per la sicurezza alimentare: lavorare contro l’uso dei pesticidi, risolvere il problema dei metalli tossici (in particolare del Cadmio) ed infine limitare il fenomeno di trasmissione dell’antibiotico resistenza. Tutto ciò si traduce nel sostegno di metodologie già in atto come l’Integrated Pest Management e l’agricoltura biologica, le quali hanno alla base del loro operato la sostenibilità in senso lato.
D’altro canto, va posto l’accento sull’importanza della ricerca in agricoltura biologica al fine di condurre studi più approfonditi sull’argomento, per individuare le specie animali e le varietà vegetali che meglio si adattano a questo metodo produttivo. È impensabile continuare a produrre secondo il metodo biologico con varietà e specie ideate per il convenzionale e al tempo stesso promuovere benefici che non hanno un adeguato supporto scientifico.
L’entità dell’investimento economico in ricerca ed innovazione è estremamente elevato ma un impegno monetario oggi, si tradurrebbe in una garanzia di salute, benessere e rispetto per l’ambiente per le future generazioni. Per giunta è difficile indirizzare le abitudini alimentari di intere popolazioni verso modelli di diete a maggiore grado di sostenibilità. Politiche di informazione rivolte ai cittadini sono una vera e propria risorsa di cui l’Unione Europea dispone: la formazione mirati ai genitori e agli studenti, metterebbe a conoscenza l’intera popolazione dei rischi con cui si sta interfacciando e li informerebbe su ciò che giornalmente introducono con la loro dieta.
Non si sa quale scelta politica sarà perseguita dalla UE per tutelare la salute dei cittadini. Il fatto che lascia trapelare una certa voglia di cambiamento è l’impegno che le istituzioni stanno impiegando nella negoziazione in corso sugli accordi internazionali (International Trade Agreements – TTIP). Da anni è aperta la posizione tra l’Unione Europea e l’USA per il commercio dei prodotti biologici. Non a caso le questioni ancora aperte sono proprio i pesticidi e l’uso degli antibiotici perché la legge dei rispettivi paesi prevede limiti differenti e le due parti ricoprono posizioni con esigenze e priorità distinte.
Da quanto detto sino ad ora, si evince che lo sviluppo di sistemi agroalimentari equilibrati, salubri ed environmentally – friendly sono una priorità internazionale. Prendendo in considerazione il benessere delle attuali e future generazioni, sarebbe bene sostituire “l’ottica agricola quantitativa” con una “visione qualitativa e sostenibile”.
L’attuale challenge per apprezzare la nuova concezione del mondo agro-alimentare è trovare un “sistema di valutazione comune” in grado di comparare e stimare i servizi ambientali, la qualità dei prodotti e le esternalità che i differenti metodi produttivi sono in grado di offrire. Concetti chiave per gli Operatori del Settore Alimentare dovrebbero diventare: ottimizzare piuttosto che massimizzare, innovare invece di acquistare innovazioni e abbracciare a pieno l’idea di produzione efficiente. In questo modo sarebbe assicurata la sicurezza alimentare, una maggiore resilienza ai cambiamenti climatici e infine un livello superiore di salute e benessere dell’uomo.

 

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