La Sostenibilità dell’Agricoltura Biologica

La Sostenibilità dell’Agricoltura Biologica

L’agricoltura biologica è stata praticata per migliaia di anni. In Italia, basta parlare con gli agricoltori della scorsa generazione, o di quella precedente, per rendersi conto di quanto recente sia l’uso della chimica di sintesi in agricoltura. Oggi, il modo in cui si alleva il bestiame e si pratica l’agricoltura così come l’industria alimentare non sempre mettono a disposizione della società cibo nutriente e sano che, pertanto, può avere impatti negativi sull’ambiente e sulla salute delle persone. E’ in questo quadro che va vista l’agricoltura biologica, che diventa l’unica scelta possibile, se si vogliono risolvere problemi quali la fame e la malnutrizione, a loro volta legati alla povertà, al progressivo deterioramento della salute umana, al cambiamento climatico e alla riduzione della biodiversità. Il termine “agricoltura biologica” indica un metodo di coltivazione e di allevamento con impiego di sole sostanze naturali, escludendo l’utilizzo di quelle chimiche di sintesi (fertilizzanti e prodotti fitosanitari). Se associata all’approccio agro-ecologico, l’agricoltura biologica evita lo sfruttamento delle risorse naturali, del suolo, dell’acqua e dell’aria, che utilizza, invece, in modo sostenibile, ricostruendo l’equilibrio tra tutte le componenti dell’agro-ecosistema dell’azienda agricola. Diversamente, qualora si rendesse necessario intervenire per la difesa delle coltivazioni da parassiti e altre avversità, l’agricoltore può fare ricorso esclusivamente alle sostanze di origine naturale autorizzate dal Regolamento europeo (la cosiddetta “lista positiva”), praticando, in questo caso, un’agricoltura biologica “di sostituzione”, che cioè sostituisce i prodotti chimici di sintesi con quelli autorizzati, mentre il sistema agricolo rimane lo stesso in termini di rotazioni e di biodiversità. Questo secondo modello, tuttavia, non dà luogo ai molteplici benefici determinati dall’adozione dell’approccio agro-ecologico. L’agricoltura biologica, attraverso l’approccio agro-ecologico, mettendo a sistema il rapporto tra suolo-pianta e ambiente circostante, determina una serie di benefici a livello produttivo, tra cui la riduzione dell’incidenza di malattie fungine e insetti e il mantenimento dell’equilibrio tra loro e la fertilità dei suoli, grazie all’adozione delle rotazioni. In tale contesto non trovano spazio gli OGM, perché il loro inserimento nei contesti produttivi ha dimostrato che questi finiscono per favorire l’evoluzione di malattie più aggressive e di specie infestanti e insetti più resistenti ai prodotti fitosanitari di sintesi. La critica secondo cui l’agricoltura biologica non può sfamare il mondo ignora che gettiamo nei rifiuti 1 miliardo e 300.000 tonnellate di cibo, che sarebbero sufficienti a sfamare la metà di quegli 800 milioni di persone che soffrono la fame. Uno dei problemi fondamentali di questi studi, inoltre, è l’uso di varietà selezionate in convenzionale e non in modo specifico per il biologico. Il miglioramento genetico evolutivo, che consiste nel mescolare semi di diverse varietà (da poche a moltissime), lasciar evolvere questi miscugli naturalmente e utilizzarli come coltura oppure per fare la selezione delle piante migliori, offre la possibilità di far fronte non solo ai cambiamenti climatici di lungo periodo, ma anche alle variazioni climatiche, controllando infestanti, malattie e insetti e riducendo i costi di produzione; i miscugli, inoltre, non sono brevettabili. Infatti, grazie agli incroci naturali che avvengono sempre al loro interno, i miscugli evolvono continuamente (per questo è meglio chiamarli “popolazioni evolutive”). Con le popolazioni evolutive, i contadini hanno la possibilità di adattare le colture al particolare modo in cui ciascuno di essi pratica l’agricoltura organica e all’agro-ecosistema in cui operano.

LA SOSTENIBILITÀ IN AGRICOLTURA BIOLOGICA:

I profondi cambiamenti che in questi ultimi decenni hanno caratterizzato il settore primario hanno modificato sostanzialmente la gestione dei sistemi agricoli. Infatti, se in precedenza la pratica agricola era esercitata attraverso un impiego massiccio di input esterni finalizzati alla massimizzazione del profitto (disaccoppiamento PAC), adesso gli agricoltori sono indirizzati verso un approccio di più ampio respiro, atto a garantire la sostenibilità del sistema agricolo nel lungo periodo. Per raggiungere tale obiettivo assumono un ruolo fondamentale non solo gli aspetti legati alla produzione (aspetti economici), ma anche la difesa dell’ambiente (aspetti ambientali), della salute umana e della qualità della vita (aspetti sociali). Lo sviluppo sostenibile viene generalmente rappresentato come l’intersezione dei tre insiemi dello sviluppo economico, sociale e ambientale, sottolineando con ciò che, laddove vengano privilegiate solo due delle sue dimensioni, non si verifica uno sviluppo sostenibile ma uno sviluppo in un’ottica conservazionista, ecologista oppure meramente socio-economica. L’agricoltura orientata verso sistemi agricoli più sostenibili (es. agricoltura biologica) integra gli input dati dalle risorse naturali locali e dai processi biologici per ripristinare e migliorare la fertilità del suolo, favorire un uso più efficiente dell’acqua, aumentare la biodiversità delle colture e del patrimonio zootecnico, ridurre l’uso della chimica di sintesi per la gestione di parassiti e infestanti, abbattere le emissioni clima-alteranti e promuovere l’occupazione all’interno di aziende agricole di piccola scala.

LA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

La rivoluzione Verde, simbolo dell’agricoltura intensiva, non solo non è riuscita a garantire una produzione di alimenti sicura e abbondante per tutti, ma è stata avviata ipotizzando che le risorse naturali attualmente disponibili sul pianeta non avrebbero subito una riduzione e sarebbero rimaste stabili nel tempo. L’agricoltura moderna, invece, ci pone difronte a diverse sfide, prima tra tutte la sfida ai cambiamenti climatici, che ci impone di tornare a un tipo di produzione più sostenibile nei confronti dell’ambiente e in grado di tutelare le risorse naturali come acqua e suolo, compromesse da un tipo di produzione e di utilizzo delle risorse poco attento ai sistemi naturali. L’utilizzo eccessivo di prodotti agro-chimici di sintesi, gli eventi climatici sempre più estremi e frequenti e l’impiego di monocolture geneticamente omogenee (OGM) hanno portato a un’agricoltura sempre più dipendente dalle multinazionali delle sementi e dei prodotti chimici e sempre più impattante a livello ambientale, economico e sociale. Il ritorno a un’agricoltura basata sulla sostenibilità ambientale e sull’approccio agro-ecologico è essenziale per porre fine al repentino e violento deterioramento del pianeta terra. L’Agroecologia, principio chiave dell’agricoltura biologica, si basa su un sistema olistico e inclusivo di produzione, in cui la conoscenza del sistema suolo-pianta e l’utilizzo di pratiche agricole sostenibili nei confronti dell’ambiente sono importanti per garantire l’equilibrio delle risorse naturali coinvolte nel processo di produzione agricola. Tali pratiche si basano sui principi ecologici che riducono drasticamente la dipendenza da input esterni e promuovono il ritorno a un tipo di agricoltura più legata al territorio, che non utilizza prodotti di sintesi e tutela le varietà locali. Nella società odierna, l’agricoltura biologica gioca un ruolo strategico, nell’insieme dei “ruoli complementari” che l’agricoltura svolge all’interno della società: oltre al suo ruolo di produttore di cibo”, è impegnata nella fornitura di beni pubblici, la tutela dell’ambiente, la vitalità delle zone rurali e il mantenimento di un equilibrio generale all’interno della società tra i redditi degli agricoltori e dei redditi delle persone in altre occupazioni. In questo contesto, l’agricoltura biologica, così come altre forme di agricoltura sostenibile (biodinamico, permacoltura, ecc.) mirano a garantire la sicurezza alimentare attraverso una maggiore produzione, ma aiuta gli agricoltori a soddisfare le loro aspirazioni socio-economiche e culturali e a proteggere e conservare le risorse naturali per soddisfare le esigenze future.

LA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

Mentre è universalmente riconosciuto che l’agricoltura biologica costituisce un sistema produttivo rispettoso dell’ambiente, non è chiaro se essa possa essere economicamente attraente per un vasto numero di agricoltori. Dall’analisi della letteratura scientifica e della valutazione comparata dei risultati economici di aziende agricole biologiche e convenzionali italiane appartenenti alla Rete di Informazione Contabile Agricola (RICA) emerge come i principali fattori che determinano la redditività siano i prezzi, le rese, i costi di produzione e il sostegno politico. In realtà, non è possibile dare una risposta univoca sulla maggiore redditività delle produzioni biologiche, in quanto i risultati sono fortemente influenzati dal mercato e dal contesto politico in cui l’azienda opera. Ciò nonostante è possibile affermare che, nella maggior parte dei casi, le aziende agricole biologiche sono economicamente sostenibili, grazie ai minori costi di produzione e a livelli di prezzo mediamente più elevati rispetto a quelli dei prodotti convenzionali. Il livello di sostegno pubblico che la politica agricola comune fornisce alle aziende biologiche dei paesi membri, inoltre, riconosce all’agricoltura biologica la produzione di esternalità positive, contribuendo in questo modo ad accrescerne la redditività.

LA SOSTENIBILITÀ SOCIALE DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA

La lezione introduce il concetto di Sostenibilità Sociale (SS) attraverso un esame della letteratura, alla quale si rimanda per ulteriori approfondimenti, e mette in luce come il termine “sociale” sia spesso utilizzato con riferimento a significati differenti. Per semplificare le diverse dimensioni della SS, si suggerisce un’articolazione per livelli differenti, da quello generale riferito all’intera società, a quello “locale” della comunità, a quello, infine, della filiera e dell’impresa agricola biologica. Alcune ricerche, di cui si riportano i risultati principali, mostrano, inoltre, come sia possibile distinguere la dimensione sociale aziendale in una componente interna e una esterna. La prima è riferita alle condizioni di lavoro all’interno dell’azienda; la seconda alla sicurezza alimentare (food safety), alla salute, al benessere degli animali, alla qualità del paesaggio. Nella lezione vengono forniti anche alcuni spunti per l’individuazione di indicatori per la misurazione e valutazione della SS, tenendo conto che essa dipende dal contesto di riferimento e dalla percezione degli stakeholder.

Leave Your Reply